NOTIZIE TECNICHE RICERCA
DEL CALORE E MOMENTO DELLA INSEMINAZIONE
Per una corretta identificazione del calore sarebbe ideale procedere alla ricerca dei calori 2 volte al
giorno.
L’esposizione al verro facilita l’identificazione del calore della scrofa e l’instaurarsi del riflesso
di immobilità soprattutto se si utilizzano verri adulti e si consente un contatto diretto muso a muso con la scrofa.
Il calore vero e proprio è preceduto da segni premonitori (arrossamento e gonfiore della vulva, nervosismo dell’animale,
tentativi di montare altre femmine, disappetenza, presenza di muco vaginale). Questi segni, non sempre presenti contemporaneamente,
precedono il calore conclamato di circa 12 ore anche se nelle scrofette possono passare anche 2 giorni prima che si instauri il
calore conclamato.
Il calore conclamato corrisponde alla comparsa del riflesso di immobilità.
Sebbene la fecondazione viene programmata sulla base della comparsa del calore, il successo della inseminazione è condizionato
dall’ovulazione (momento della rottura del follicolo e l’inizio della migrazione della cellula uovo verso l’incontro
con lo spermatozoo) L’ovulazione
si verifica ai 2/3 della durata del calore, in media 30-36 dopo l’inizio del calore conclamato. Se
si potesse prevedere il momento della ovulazione si potrebbe eseguire una unica fecondazione nelle 16 – 24 ore che precedono
l’ovulazione. Poiché
non si può prevedere con precisione la durata del calore e quindi il momento dell’ovulazione, i risultati migliori,
si ottengono eseguendo la fecondazione due volte come indicato nello schema. Quando
la scrofa torna in calore oltre il 5°-6° giorno dallo svezzamento, la durata totale del calore si riduce e la FA può
essere anticipata.
PER ESEGUIRE CORRETTAMENTE L’INSEMINAZIONE
1 • Verificare che la scrofa sia in calore da almeno 12 ore (meno se il calore compare più di 5 giorni dopo lo svezzamento)
1
2 • Pulire accuratamente la regione vulvare con carta pulita
3 • Lubrificare la parte apicale del catetere e inserirlo tenendolo inclinato
verso l’alto per evitare di inserirlo nel meato urinario
4 • Verificare che il catetere sia bene incastrato nella cervice (modalità diverse a seconda che si usi un catetere
tradizionale inserito ruotandolo in senso antiorario, o a tampone inserito a pressione)
4
5 • Applicare una pressione minima per far defluire il seme (non ci vuole fretta! Un reflusso contenuto è accettabile
meno del 20%. Spesso più del 50% del seme
introdotto refluisce se questa fase non viene condotta correttamente e l’esito della fecondazione diventa negativo)
6 • Se il seme non defluisce, non forzare, disinserire e reinserire il catetere e attivare le contrazioni uterine stimolando
la scrofa
(vedi “ATTIVARE LA PARTECIPAZIONE DELLA SCROFA”)
7 • Non introdurre aria nell’utero nel tentativo di svuotare completamente il contenitore per il seme (piuttosto
è meglio se rimane in po’ di seme nel contenitore, l’aria introdotta nell’utero farebbe refluire il seme
all’esterno)
8 • Lasciare in sede il catetere per qualche minuto riduce il reflusso e favorisce la diffusione del seme nei vari distretti
uterini
TECNICA DI FECONDAZIONE POST-CERVICALE
Questa tecnica prevede l’utilizzo di un catetere normale con inserito una cannula, la quale una volta che il catetere è
inserito in cervice viene immessa per ulteriori 10/20 cm per depositare il seme nella prima parte dell’utero superando così
tutto il percorso che il seme dovrebbe fare per superare la cervice.
ATTIVARE LA PARTECIPAZIONE DELLA SCROFA
Durante la pratica della inseminazione artificiale la scrofa deve “accorgersi” che è in corso l’evento
fecondativo.
In questo caso la scrofa reagisce a questa percezione attivando meccanismi fisiologici che:
• facilitano la progressione del seme nel tratto genitale,
• riducono il reflusso di seme
• facilitano l’esecuzione della fecondazione artificiale.
Il reflusso di materiale seminale rappresenta
una delle principali cause di ridotta efficienza della FA.
La partecipazione della scrofa si ottiene durante la fecondazione:
• Continuando a stimolare la scrofa con pressione sul dorso.
• Tenendo un verro vicino alla scrofa, possibilmente in modo da consentire un contatto diretto
muso a muso tra i due animali (in questo caso l’effetto verro non serve a identificare il calore ma a favorire le
contrazioni uterine e la risalita del seme nel tratto genitale femminile). |